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Cenni storici su Vejano​

L’origine di Vejano è incerta. Nella Parrocchia di Barbarano esiste un documento datato 1012 che menziona i centri vicini, senza però fare riferimento al vicino Vejano.

Il nome del borgo appare in un documento del 1303 riguardante il trasporto delle reliquie dei martiri Valentino e Ilario alla cattedrale di Viterbo, dove si fa menzione dei “priores de Viano”.

Le prime notizie documentate su Vejano risalgono al 1213. Da quel momento, molte fonti storiche hanno raccontato la sua storia, spesso legata a transazioni tra famiglie nobili che si alternavano nel possesso del territorio, ottenuto a volte attraverso guerre o concessioni per meriti.

Tuttavia, il periodo fu segnato anche da eventi catastrofici, come epidemie di peste e terremoti, che minacciarono l’esistenza stessa della comunità. Tra le famiglie più importanti che governarono Viano dal 1213 al 1465 figurano i Vico e gli Anguillara. I Vico dominarono per quasi due secoli, ma la loro supremazia terminò in una delle frequenti guerre nobiliari dell’epoca, spesso scatenate dall’insoddisfazione del papato, che interveniva per favorire famiglie a lui vicine o per espandere il potere dello Stato della Chiesa.

Nel 1435, dopo la decapitazione di Giacomo Vico, i loro possedimenti, incluso il feudo di Viano, passarono agli Anguillara, allora alleati del papa. Tuttavia, il dominio degli Anguillara fu breve: gli abusi dei figli di Everso II contro i loro nemici Vico portarono alla scomunica della famiglia e alla confisca dei loro beni, che furono successivamente acquisiti dalla Camera Apostolica.

Dopo essere stati acquisiti dalla Camera Apostolica, i possedimenti del Feudo di Viano furono venduti diverse volte tra il 1465 e il 1493, passando per le mani delle famiglie dei Rovere, dei genovesi Cibo e infine degli Orsini. Quest’ultima, con l’acquisizione del feudo nel 1493, rafforzò ulteriormente il proprio potere politico-militare. Tuttavia, le tensioni con il papato costrinsero gli Orsini a cedere Viano alla famiglia Santacroce, come ricompensa per servizi resi.

Con i Santacroce, Viano visse una fase storica significativa, tanto che lo stemma del paese è ancora legato a questa famiglia. L’espansione economica dell’epoca fu favorita da eventi globali come la scoperta delle Americhe e la minore attenzione del papato per i feudi locali. I Santacroce approfittarono della situazione, promuovendo nuove costruzioni, sia private che pubbliche, tra cui il Sacello Funerario della famiglia, attribuito alla scuola Sangallesca, ancora oggi ammirabile.

Come già accennato, nel periodo in cui lo Stato della Chiesa era meno coinvolto nella gestione diretta dei suoi feudi, anche il feudo di Viano (oggi Vejano) beneficiò di una maggiore autonomia. Un chiaro esempio di questa situazione si evidenzia nella richiesta di Scipione Santacroce, vescovo di Cervia, al fratello Giorgio, Signore di Viano, di riformare il vecchio Statuto redatto dal padre Onofrio. Scipione voleva che fossero eliminate le parti ormai in disuso e che venissero riformati alcuni capitoli per adattarli ai costumi del tempo e a quelli dei vicini castelli.

Durante questo periodo di crescita economica, Giorgio Santacroce fondò nel 1570 Oriolo Romano, che divenne rapidamente un centro economico rilevante all’interno del feudo. Alla morte di Giorgio, le vicende familiari complicarono il potere dei Santacroce, culminando con la tragica esecuzione di Onofrio Quinto, Signore di Viano, decapitato a Castel Sant’Angelo dopo un lungo processo, ben documentato negli archivi vaticani e descritto nell’opera “I Figli del Pellicano” di Marcello Piccioni.

Dopo la fine del dominio dei Santacroce, il feudo tornò temporaneamente nelle mani degli Orsini per poi essere nuovamente oggetto di passaggi tra diverse famiglie nobili fino a giungere ai principi Altieri. Nonostante questa instabilità, il contributo dei Santacroce rimase tra i più significativi nella storia di Viano. Oltre alla costruzione del Sacello Funerario, furono i Santacroce a guidare i primi lavori di restauro della Chiesa dell’Assunta, risalente al 1344, e a rafforzare le difese della Rocca.

La Rocca stessa subì un attacco devastante durante il pontificato di Alessandro VI Borgia, quando fu distrutta a causa delle alleanze tra i Santacroce, gli Orsini e il re di Francia. Onofrio II Santacroce, Signore di Viano, si occupò della sua ricostruzione, conferendole l’attuale conformazione a tre torrioni, una struttura rara per i castelli feudali, come testimoniato da una lapide posta sul torrione nord.

Gli Altieri divennero Signori del feudo di Viano nel 1671, acquisendo le proprietà dagli Orsini in un periodo di ascesa nella scala della nobiltà, segnata dall’elezione di un loro parente al soglio pontificio. Don Angelo Altieri, a cui fu assegnata una parte del feudo, si fregiò del titolo di Principe e riuscì ad ampliare i suoi possedimenti, includendo anche le terre dell’ultimo dei Santacroce, Marcello.

Rispetto ai precedenti signori, gli Altieri governarono per un periodo significativamente più lungo, ma il loro regno non è ricordato come uno dei migliori per le condizioni di vita degli abitanti del territorio. Nonostante gli sforzi per migliorare le strutture esistenti, in particolare attraverso la restaurazione della Chiesa dell’Assunta, il contesto socio-economico dell’epoca, caratterizzato dalla crisi del papato, influenzò negativamente lo sviluppo della regione.

La precarietà della situazione economica e la staticità delle attività locali portarono a un progressivo impoverimento della popolazione, costretta a fare affidamento sempre più sullo sfruttamento della terra per la propria sussistenza. Gli Altieri, pur cercando di apportare miglioramenti, si trovarono quindi a fronteggiare sfide significative, che influenzarono profondamente la vita quotidiana degli abitanti del feudo di Viano.