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Vejano nel Novecento e durante la Seconda Guerra Mondiale​

I grandi cambiamenti nei primi anni del Novecento

All’inizio del secolo scorso, Vejano si presentava come un paese molto “medievale”, caratterizzato da un’economia statica e da un’assenza di servizi fondamentali. L’acquedotto e le fognature erano assenti, e l’elettricità, che si stava diffondendo nel mondo già dalla metà dell’Ottocento, era del tutto sconosciuta. Tuttavia, a partire dal 1914, grazie alla risoluzione di molte controversie terriere, Vejano entrò in un periodo di grandi trasformazioni. In meno di venti anni, lo stile di vita dei suoi abitanti migliorò notevolmente, con l’introduzione di servizi primari come l’acquedotto proveniente dalle sorgenti di Bassano Romano, le fognature e l’elettricità con impianti a 125 volt.

Sotto l’egida di questo rinnovamento, l’amministrazione comunale e la popolazione si impegnarono non solo nella costruzione di opere primarie, ma Vejano si distinse come uno dei primi comuni italiani a erigere un monumento ai caduti della prima guerra mondiale, inaugurato nel maggio 1920, a soli diciotto mesi dalla conclusione del conflitto.

Le trasformazioni non si limitarono alle infrastrutture, ma interessarono anche gli uffici comunali, inizialmente ubicati in una piccola stanza accanto all’antica chiesa parrocchiale dell’Assunta. Dopo diversi traslochi, gli uffici trovarono finalmente una sede definitiva nel palazzo dei Cavicchioni, attuale sede municipale. Inoltre, con il sostegno attivo della popolazione e del clero locale, fu inaugurata nel 1935 una nuova chiesa dedicata alla Madonna del Rosario. La sua costruzione, inizialmente avviata per far fronte all’aumento demografico, subì un’interruzione a causa di difficoltà finanziarie e dello scoppio della prima guerra mondiale. Solo nel 1934, grazie alla determinazione della comunità, i lavori ripresero e si conclusero in pochi mesi, anche se il futuro della chiesa sarebbe stato segnato da eventi tragici.


L’avvenimento più tragico della sua storia

Nel 1940, il mondo si trovò coinvolto nella più catastrofica delle guerre. A Vejano, nonostante molte famiglie vivessero nell’angoscia per i propri cari al fronte, nessuno poteva immaginare che di lì a poco sarebbe accaduta una delle più gravi tragedie della sua storia. Nemmeno dopo l’8 settembre 1943, quando i tedeschi si stabilirono nel paese con un contingente del Genio Pontieri e una fornita Santa Barbara, si percepiva il pericolo imminente. La primavera del 1943, però, portò con sé un brutto presagio: i piani alleati prevedevano bombardamenti massicci nella centralissima Italia, e Vejano era tra gli obiettivi designati.

Il 5 giugno 1943, dopo un avvertimento dato tramite il lancio di bengala, iniziò il bombardamento che segnò il destino della comunità. Da bombardieri B24 partiti dalla base di Galatina, furono sganciate un centinaio di bombe, devastando gran parte del paese e causando incalcolabili danni e circa 90 morti, tra cui alcuni soldati tedeschi e numerosi civili, inclusi sfollati.

Nei giorni seguenti, prima dell’arrivo delle truppe di terra americane, alcuni reparti tedeschi tentarono di distruggere ciò che rimaneva della loro infrastruttura militare, minando edifici e distruggendo il ponte sul Mignone. L’arrivo degli alleati, avvenuto tra il 7 e l’8 giugno, scongiurò ulteriori distruzioni.

Il 7 giugno, due tragici eventi segnarono ulteriormente la comunità: due uomini, padre e figlio, furono uccisi da soldati tedeschi mentre difendevano le loro cose, e un podestà e due presunti fascisti furono giustiziati da “partigiani” in un processo sommario. Il giorno successivo, le truppe anglo-americane entrarono in un paese distrutto, ma la popolazione accolse i “Liberatori” in modo festoso, scambiando dolci e sigarette, forse sperando che questo potesse alleviare il grande dolore provato.

Ricostruzione, emigrazione e tempi moderni

Negli anni successivi alla fine della guerra, Vejano si trovò ad affrontare una situazione economica disastrosa, comune a molte comunità post-belliche. La povertà affliggeva la maggioranza degli abitanti. Dopo un iniziale periodo dedicato a ritrovare la serenità perduta, negli anni ’50, soprattutto nella seconda metà del decennio, si verificò un forte esodo, che portò a un graduale svuotamento del paese. Il boom economico che scoppiò in Italia richiamò molti Vejanesi verso le grandi città del nord, in particolare Milano, mentre Roma, specialmente prima delle Olimpiadi del 1960, divenne una meta ambita per molte famiglie in cerca di opportunità.

Vejano sembrava scivolare sempre più verso la deriva, rimanendo però con la consapevolezza di richiamare ogni estate, da giugno a settembre, i suoi “figli” emigrati, oltre a numerosi villeggianti attratti dal clima fresco e dolce.

Questa situazione proseguì fino alla fine degli anni ’70, quando si assistette a un’inversione di tendenza. Il fenomeno emigratorio, che era stagnato, si trasformò in fenomeno immigratorio. Molti, stanchi dell’invivibilità delle città, scelsero di vivere a Vejano, diventando pendolari, mentre altri, una volta raggiunta la pensione, ritornavano alle loro radici. Ancora oggi, Vejano attrae coloro che cercano tranquillità, e questo fenomeno continua a manifestarsi.